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Storia

Le radici del Venezia FC sono molto profonde e toccano la nascita dello sport in Italia. Il Venezia Foot Ball Club, ufficialmente costituitosi il 14 dicembre 1907, deriva infatti da una branchia della Società Ginnastica Costantino Reyer fusasi con il gruppo di calciatori della Palestra Marziale. La Reyer è una delle progenitrici italiane dello sport moderno, è stata costituita nel 1872 e già alcuni anni prima della fondazione del nuovo complesso calcistico cittadino aveva il proprio settore dedicato al Football.

Il Venezia prima maniera ha indossato i colori granata blu. Blu della Marziale e granata della Reyer. Mentre la prima partita in assoluto si è svolta nel campo di Sant’Elena il 22 dicembre 1907 incontrando l’Associazione Calcio Vicenza e si è conclusa con un pareggio per 1-1. Il primo campionato a cui ha partecipato il Venezia FBC è stato quello di Terza Categoria Federazione Italiana Football ed il primo incontro ha visto prevalere il Venezia sulla Ginn. e Scherma Padova per 4-1. Il primo presidente lagunare è stato Davide Fano, il capitano e allenatore della squadra lo svizzero Walter Aemisseger.
Nella successiva stagione 1908/09 il Venezia FBC ha conquistato il titolo di Campione d’Italia nel Campionato della Federazione Ginnastica Italiana superando in finale la Pro Vercelli per 2-0.
Nel 1911 la divisa cambia colori per non confondersi con quella del Genoa e viene indossato il nero verde che accompagnerà per decenni i giocatori lagunari.
Risale al 1913 la nascita del Campo Sportivo Comunale di Sant’Elena, inizialmente dotato di piccole tribune.
Gli anni 20

L’8 maggio 1927 viene inaugurato dal conte Volpi il rinnovato Campo Sportivo, (successivamente, nel 1931, intitolato al pilota veneziano Pier Luigi Penzo deceduto in volo di ritorno da una spedizione scientifica al Polo Nord). Il progetto è dell’Ing. Bruno Guadagnini, è dotato anche di pista di Atletica Leggera ed è in grado di ospitare fino a 15.000 spettatori. Il complesso sportivo costa un milione di lire che viene raccolto da un comitato cittadino costituitosi appositamente per tale scopo. Tocca al Deutscher Praga, sconfitto dai padroni di casa per 5-3, l’onore di accompagnare il taglio del nastro inaugurale.

Tra il 1927 e ’28 avviene a Mestre la fusione tra A.C. Mestre, Mestre F.B.C., Spes e Libertas con la creazione dell’Unione Sportiva Mestrina (poi A.C. Mestre) che sessant’anni dopo si fonderà con l’A.C. Calcio Venezia per costituire, insieme, il Calcio VeneziaMestre. Nel Campionato 1928/29 il Venezia si classifica all’11° posto di Divisione Nazionale, quando il Bologna vince il Girone A lasciando al secondo posto la Juventus. Nel nuovo torneo di Serie B nazionale 1929/30 il Venezia giunge 7°, mentre nei quattro campionati successivi continua a militare in Serie B ma con la temporanea denominazione di Società Sportiva Serenissima (dal 1930 al 1934) vestito con maglia rossa, leone rampante e calzoncini bianchi.

Gli anni 30

Nel 1934/35 si torna al nome Venezia ma, a seguito di lungo spareggio che coinvolge ben 8 squadre, i lagunari retrocedono in Serie C. Serie C che viene immediatamente lasciata per tornare in Serie B nel 1937/38 con alla guida il presidentissimo Arnaldo Bennati. Un anno per consolidarsi nella seconda serie nazionale e, nel 1938/39, il Venezia, vincendo a Bergamo (0-1), prima trasferta con storico larghissimo seguito di sostenitori e grazie ad un gol di Pernigo, aggancia in classifica l’Atalanta al secondo posto e, per miglior quozienti reti, la scavalca varcando per la prima volta la soglia della Serie A a girone unico.L’allenatore è Giuseppe Girani.
Prima dell’entrata in guerra dell’Italia, nel campionato di Serie A 1939/40,
i neroverdi conquistano un onorevolissimo 9° posto in un torneo vinto dall’Ambrosiana-Inter (comunque battuta dai veneziani al Penzo per 1-0), mentre nelle fila lagunari fa il suo esordio il futuro fuoriclasse Valentino Mazzola.

Gli anni 40

Il Venezia cresce ancor più nel campionato 1940/41 grazie all’arrivo del fiumano Ezio Loik che va a costituire con Valentino Mazzola una coppia formidabile di mezzali capaci poi di giungere in Nazionale e condurre il Torino ad una interminabile serie di successi.

Se in campionato la squadra conferma il suo 9° posto, è in Coppa Italia che i neroverdi raggiungono il più grande risultato della storia societaria.

La finale si gioca a Roma l’8 giugno 1941 e il Venezia, rimontando tre reti di scarto, impatta con la Roma sul 3-3. Una settimana dopo, a Sant’Elena, il 15 giugno, è Ezio Loik a mettere a segno il gol decisivo (1-0) e a donare a Venezia il prestigiosissimo trofeo.

Nel 1942 la Reyer, progenitrice del Calcio Venezia, conquista il suo primo scudetto nella Pallacanestro mentre il Venezia gioca uno splendido campionato di Serie A.

La lotta per lo scudetto calcistico, nel campionato 1941/42, sembra essere circoscritta a un duello Roma-Venezia.

I neroverdi, oltre ai fuoriclasse Loik e Mazzola, hanno una difesa imperforabile e la Roma scesa a Sant’Elena per il match clou comanda il campionato con due punti di vantaggio in classica. Sullo 0-0 i lagunari fruiscono di un rigore che, il fino ad allora implacabile rigorista Alberti, si fa parare. La Roma approfitta dello scoramento veneziano per aggiudicarsi la contesa con un gol di Amadei. Lo scudetto va nella Capitale e il Venezia finisce terzo alle spalle anche del Torino.

Torino che strappa, nel duello con la Juventus, Loik e Mazzola al Venezia per allestire quel formidabile squadrone che dominerà il mondo per quasi un decennio.

Nel campionato 1942/43 i neroverdi, dopo aver dovuto rinunciare ai suoi assi, oltre alla contemporanea uscita di scena del presidente Bennati, riescono comunque a salvarsi dalla retrocessione grazie ad uno spareggio conclusosi positivamente.

Il campionato 1943/44 è particolarmente tribolato a causa della difficilissima situazione bellica e politica nazionale. Il Venezia primeggia sia nel Campionato Alta Italia Gruppo Veneto che nelle finali regionali e semifinali di girone per giungere ad acquisire il titolo di finalista per lo scudetto.

Il girone finale per il tricolore è a tre squadre: Vigili del Fuoco La Spezia (per gran parte costituito da ex genoani), il grande Torino e, appunto, il Venezia.

I neroverdi arrivano alla settimana di finali dell’Arena di Milano (luglio 1944) dopo un viaggio tribolato tra bombardamenti e scoppio di ordigni che obbligano i giocatori a percorrere a piedi il tragitto tra Verona e Sommacampagna. Il Torino è costretto a giocare, preventivamente, un torneo in Friuli-Venezia Giulia e giunge a Milano in ritardo e stremato da un viaggio avventuroso e molto rischioso.

I pompieri di La Spezia colgono l’occasione e pareggiano col Venezia (1-1), superano il Torino per 2-1, mentre il Venezia perde 2-5 con i fortissimi Torinesi.

La Spezia conquista il titolo, mentre i lagunari confermano il terzo posto di due anni prima. Il Venezia è guidato dal Commissario Straordinario Domenico Chiesa che, sette anni dopo (1951), fonda a Venezia il Panathlon International, associazione di sportivi con intenti etico/solidali diffusasi in seguito con clubs in tutto il mondo.

Nell’immediato dopo guerra il Venezia, arrivato penultimo e ritornato sotto la guida del presidentissimo Bennati , non rischia nel nuovo campionato di Serie A in quanto non ci sono retrocessioni. Ma nel 1946/47 l’analoga classificazione precedente lo porta in Serie B.

Sono solo due gli anni di permanenza nella serie cadetta e i neroverdi riconquistano la Serie A. Ma il 1948/49 è un’annata nera, con un tourbillon di dirigenti e scarsi risultati, tanto che si riaprono le porte della Serie B e, due anni dopo, anche quelle della Serie C.

Gli anni 50

La presidenza di Mario Valeri Manera, la conduzione tecnica dell’allenatore Carlo Alberto Quario e la prossimità delle celebrazioni del Cinquantenario fanno il miracolo. Il Venezia vince il campionato 1955/56 e ritorna in Serie B.

Gli anni 60

Seguono tre buoni tornei nella cadetteria, un quarto salvato agli spareggi con Monza e Taranto (1960) e nuovamente uno di elevato spessore con alla guida il Commissario Straordinario Anacleto Ligabue e l’allenatore Quario. Così nel giugno 1961 il Venezia riapproda in Serie A con un organico di grande spessore tecnico ed un goleador atipico quale il lunghissimo e dinoccolato Gino Raffin (17 reti).

Nel celebrare l’evento, al termine dell’ultima partita al Penzo, il sindaco Giovanni Favaretto Fisca pronuncia la celebre frase davanti a 18.000 spettatori: “il Venezia avrà il nuovo grande stadio in Terraferma”.

La presidenza è nelle mani del giovane conte Giovanni Volpi di Misurata, suoi vice gli imprenditori Anacleto Ligabue e Enrico Linetti.

Un corteo di gondole scorta la bissona Serenissima, con i giocatori a bordo, fino a Piazza San Marco per raccogliere l’abbraccio della città.

Il campionato 1961/62, nella ritrovata Serie A dopo 11 anni di assenza, vede un Venezia rinvigorito da un fuoriclasse del calibro di Juan Santisteban, in precedenza centrocampista del Real Madrid mentre l’ossatura del complesso non si discosta da quella che ha vinto il campionato cadetto l’anno precedente. Ciliegine sulla torta la straordinaria partita interna col Milan (poi Campione d’Italia), vinta 2-1 col gol decisivo di Raffin e il successo per 3-0 nell’incontro casalingo finale con la Juventus, così agganciata a metà classifica.

I record dell’anno sono i 24.000 spettatori in un Penzo esaurito per il match col Milan (e 5.000 persone a vagare per la pineta di Sant’Elena senza essere riuscite a trovare biglietti).

Non altrettanto fortunato il campionato successivo in cui il Venezia, pur disponendo del campione turco Can Bartù e dello stesso Santisteban, non riesce ad evitare la retrocessione tra i cadetti. Parziale consolazione è il record assoluto di 28.000 spettatori al Penzo per l’incontro con l’Inter, dopo che sono stati recuperati altri 4.000 posti in piedi in curva sud, curva fino ad allora solo parzialmente utilizzata.

Al commissario Lorenzo Bettini succede un nuovo commissario, il piccolo imprenditore Mario Gatto. La squadra galleggia tra alti e bassi a metà della classifica di Serie B per un paio di campionati. Poi il colpo di coda. E Mario Gatto riesce a riconquistare la Serie A vincendo da primatista il torneo cadetto. Tra i principali artefici del successo l’allenatore Armando Segato, i giocatori Mencacci e Bertogna in attacco, e il genio nel centrocampo offensivo di Ferruccio Mazzola, secondogenito del grande Valentino, già idolo neroverde venticinque anni prima.

Non è fortunato, però, l’ennesimo rientro nella massima Serie. Il Venezia cambia la dirigenza, il nuovo commissario è Fiorenzo Fabbi, l’organico è modesto pur avendo inserito Victor Benitez e Pedro “Piedone” Manfredini grande bomber a fine carriera. Il colpo di grazia lo dà la partita interna con l’Inter (poi vicescudettata) in cui vengono annullate due reti a Manfredini, apparse a tutti valide. Così una partita teoricamente vinta per 4-3 si tramuta in una sconfitta per 2-3.

Le polemiche successive registrano anche una dura presa di posizione anche del responsabile del designatore arbitrale Figc, il veneziano commissario arbitrale Piergiorgio Bertotto, che rassegnando le sue dimissioni dall’incarico, pronuncia una frase poi divenuta storica: “sudditanza psicologica arbitrale”.

Il campionato 1967/68 segna un fugace ritorno in Serie B, ma la situazione societaria sta precipitando e i neroverdi, pur appaiati con altre 4 squadre, vengono retrocessi a causa di una serie di interminabili spareggi (addirittura due fasi). Così, a distanza di 12 anni, Venezia si trova nuovamente in Serie C.

Gli anni 70

La doppia retrocessione consecutiva infligge un colpo pesantissimo al sodalizio lagunare. Pur piazzandosi quasi sempre nelle prime posizioni di classifica, i neroverdi non riescono a primeggiare per 8 lunghi anni (inopinata la sconfitta interna del 1973 con Alessandria quando una vittoria avrebbe spianato la strada verso la Serie B).

Il nono anno però è ancor meno fortunato e, al termine del campionato 1976/77, il Venezia del presidente Bruno Bigatton (poi sostituito da vari altri dirigenti) retrocede in Serie D.

Nel Girone C di Serie D il Venezia reincontra la Mestrina che, fugacemente, ha già incrociato in Serie C nel 1974/75, Mestrina questa volta capace di accedere alla neo costituita Serie C2. I neroverdi, invece, devono aspettare un altro anno prima di raggiungere gli arancioni nella stessa Serie C2.

Gli anni 80

Dal campionato 1979/80 e per tre annate le due formazioni lagunari viaggiano a braccetto.

Ma nel 1981/82 le strade si separano in quanto il Mestre, dopo spareggio a tre, conquista assieme all’Anconitana la Serie C1. Il Venezia invece, presidente Pompeo Cesarini, sprofonda nuovamente nel Campionato Interregionale dove però rimane un solo anno venendo nuovamente promosso in C2 con allenatore Gianni Rossi. Il 1983 è l’anno del fallimento del sodalizio di Pompeo Cesarini. La rinata società viene affidata ai fratelli Luciano e Gino Mazzuccato.

Le due formazioni lagunari si ritrovano nuovamente insieme nel torneo di C2 1983/84.

Due anni dopo il presidente Luciano Mazzuccato cede la società neoverde a Maurizio Zamparini che intavola con i vertici del Mestre una trattativa per fondere le due squadre dentro ad un unico sodalizio.

La trattativa va in porto nella primavera del 1987 e nasce così il VeneziaMestre che fonde anche i colori nell’arancioneroverde che diventa tradizione.

La Serie C2 1987/88 vede al via una compagine che raccoglie i migliori giocatori delle due squadre lagunari dell’annata precedente a cui si affiancano nuovi forti elementi per tentare l’immediata scalata alla Serie superiore. L’allenatore è Ferruccio Mazzola che, dopo aver giocato anni prima nel Venezia, ha il compito di ravvivare gli entusiasmi della nuova squadra che gioca allo Stadio Francesco Baracca nel centro di Mestre.

Ed il VeneziaMestre rispetta le consegne e viene promosso, assieme al Mantova, in Serie C1.

Gli anni 90

Deve però aspettare il campionato 1990/91, dopo aver cambiato la denominazione societaria in Venezia 1907, per conquistare quella Serie B che mancava in Laguna da 23 anni.

Questa riconquista arriva dopo un torneo esaltante che vede gli arancioneroverdi battersi con Piacenza e Como per due sole piazze disponibili. Il Piacenza termina con un punto in più e va direttamente tra i cadetti, Venezia e Como (che sono appaiate in classifica) vanno allo spareggio di Cesena.

Ed è la più grande trasferta di massa degli sportivi lagunari. Sono ben 8.000 le persone che invadono lo Stadio Manuzzi di Cesena per sostenere la squadra di Alberto Zaccheroni. Le tribune elastiche dell’impianto romagnolo vibrano al pari dell’entusiasmo dei sostenitori arancioneroverdi. Zanin porta in vantaggio gli arancioneroverdi, Pedone pareggia per il Como. Perrotti su punizione mette la freccia per i lagunari ma un rigore a pochi minuti dalla fine mette i brividi alle migliaia di veneziani che invocano il portiere Bosaglia di fare il miracolo. Il portierone rassicura la moltitudine di fans alle sue spalle. Ed è di parola: vola sul tiro angolato di Vincenzi, para il rigore e fa volare, a sua volta, gli arancioneroverdi in Serie B. Sui muri della città appaiono ovunque le scritte: “Ora e sempre, mitico Bosaglia”.

Il presidente Zamparini cerca l’immediata replica, intanto per fare la serie cadetta occorre uno stadio più ampio del Baracca e dotato di tutte le condizioni di sicurezza necessarie. A tempo di record viene fatta una ristrutturazione radicale del vecchio Stadio Penzo di Sant’Elena da parte della Fiat Engineering, sparisce la pista di atletica leggera, le tribune ghermiscono il campo di gioco, le curve sono di un’altezza sterminata. L’impianto, con le piccole scalinate del parterre, può ospitare fino a 18.000 spettatori. Si inizia dalla seconda partita interna perché la prima, in deroga, si gioca ancora al Baracca. La squadra allenata nuovamente da Alberto Zaccheroni, viene poi affidata a Rino Marchesi, poi nuovamente a Zaccheroni. I risultati sono altalenanti e per essere certi della salvezza occorre attendere il secondo tempo dell’incontro finale interno, vinto, con Avellino grazie ad una doppietta di Ciccio Romano.

Dopo quasi 30 anni dal proclama dell’allora sindaco Favaretto Fisca sul nuovo stadio in Terraferma il sindaco Ugo Bergamo commissiona alla Fiat Engineering l’incarico di progettazione del grande impianto a Tessera. Ne esce una progettazione dall’elevato valore artistico, ma troppo costosa. Tanto che viene accantonata in vista di tempi migliori.

Nel 1992/93 si comincia sempre con Alberto Zaccheroni allenatore, poi Zamparini lo sostituisce con l’esperto Pietro Maroso, infine torna a Zaccheroni per concludere il torneo a metà classifica.

L’edizione 1993/94 registra l’arrivo in panca dell’emergente allenatore Giampiero Ventura con tutor ancora Maroso. La squadra funziona bene e gioca un ottimo calcio ma l’inizio è immerso nel giallo: il successo iniziale sull’Acireale viene ribaltato in sconfitta a tavolino a causa dell’impiego del terzino Conte, squalificato nell’ultima giornata del precedente torneo Primavera con l’Inter.

Zamparini consegna temporaneamente la società all’Avvocato Mauro Pizzigati che ha la fortuna di essere presidente in occasione del turno di Coppa Italia in cui il Venezia elimina la Juventus grazie ad un pareggio (1-1) esterno e a un fantasmagorico successo interno per 4-3 davanti ad un pubblico strabocchevole e per merito di una tripletta di Sasà Campilongo. La squadra sfiora la promozione ma, complice soprattutto la sconfitta a tavolino di inizio anno, non riesce a raggiungere le prime posizioni utili.

Zamparini, tornato in sella, rinnova la fiducia a Ventura ma gli affianca, visto che è ancora senza patentino, Gianni Bui. Arriva il giovane ma già famoso attaccante Bobo Vieri. Le vittorie da questo 1994/95 valgono 3 punti. Ma basta una sconfitta per far perdere il posto a Ventura. Gli subentra Gigi Maifredi ma anche il celebrato mister dura poco a causa di alcune inopinate sconfitte, sostituito da Gabriele Geretto che poi fa da tutor al rientro di Ventura. Ma il futuro DT della Nazionale lamenta problemi di spogliatoio e rassegna le dimissioni. Chiude il campionato il duo Geretto-Gianni Rossi.

Zamparini si affida, per il campionato 1995/96 all’esperienza vincente di Pippo Marchioro. Ma le cose non vanno e così ed è la volta dell’arrivo di Gianfranco Bellotto che, pur non deludendo, chiude a metà classifica. Bellotto viene riconfermato nel 1996/97 ma i risultati sul campo non sono quelli sperati, così in panca giunge Walter De Vecchi con tutor Franco Fontana. Niente, via anche De Vecchi ed è la volta del rientro di Bellotto che, aiutato dalle 20 reti di Bellucci, raggiunge una tranquilla salvezza.

Cambio radicale nel torneo 1997/98. La panchina è dello scalpitante Walter Novellino, portato dal DS Gianni Di Marzio. Il DT è Beppe Marotta. In campo ci vanno il bomber Schwoch, Luppi, Iachini, Bazzani e altri emergenti. E’ l’anno giusto e il Venezia guadagna la Serie A al termine di una grande stagione. La città rivede la massima serie a distanza di 31 anni. La curva sud dona una straordinaria coreografia fatta dall’insieme ciclopico di immagini di Rialto, San Marco, Torre di Mestre. Si rinnova il rito della bissona Serenissima che porta la squadra in Piazza San Marco dove migliaia di appassionati e divertiti turisti decretano il trionfo.

L’euforia di Zamparini continua nel gotha del calcio italiano. Novellino è confermatissimo e riesce a concludere il campionato ancora da vincente, dato che gli arancioneroverdi giungono decimi e con un bottino di grandi successi con Lazio (2-0), Roma (3-1), Fiorentina (4-1), Inter (3-1).

Artefici primari sono, oltre al mister, il portiere Taibi, il duo Luppi-Iachini, il velocista Valtolina e, principalmente il superbomber Pippo Maniero e il fantasmagorico Alvaro Recoba che, giunto a campionato in corso, contribuisce ad un radicale giro delle cose a partire dal match infrasettimanale con Empoli. All’intervallo di tale partita gli arancioneroverdi stanno perdendo 0-2 e sono in inferiorità numerica. Ma Valtolina e Maniero due volte, la seconda con uno storico colpo di tacco su servizio al bacio di Recoba, ribaltano il punteggio e danno il via al grande recupero in classifica che porta a metà classifica.

I primi anni 2000

Nel campionato di Serie A 1999/2000 riprende il tourbillon di allenatori. Si parte con il nuovo emergente Luciano Spalletti, poi arrivano Giuseppe Materazzi, ritorna Spalletti e si finisce con Franco Oddo.

Zamparini fa arrivare in arancioneroverde il goiellino giapponese Nanami e con lui uno stuolo di giornalisti e fotografi nipponici che seguono il Venezia tutti i giorni da mattina a sera. Comitive di turisti nipponici arrivano a Venezia ad ogni week end con obiettivo campo di allenamento al Centro Sportivo Taliercio e partita domenicale allo Stadio Penzo.

Il presidente coglie anche l’occasione internazionale per presentare, con grande partecipazione di inviati, il progetto dettagliato per la costruzione del nuovo grande stadio a Tessera.

Il campo, complice però un ridimensionamento del valore della rosa, non è troppo favorevole. Qualche risultato grida vendetta e il torneo finisce al terzultimo posto e la retrocessione.

Per riconquistare immediatamente la massima serie Zamparini si affida al nuovo emergente Cesare Prandelli. E non sbaglia.

La rosa è di alto livello con i big Bettarini, Luppi, Valtolina, Di Napoli, Maniero e Bazzani.

Il gioco è bello, i risultati arrivano di conseguenza. Tocca sempre alla Romagna dare sentenze favorevoli e, in mezzo ad un diluvio di pioggia, gli arancioneroverdi vincono 3-0 a Ravenna davanti ad alcune migliaia di supporters fradici e festanti. Il ritorno in Serie A è, quindi, immediato.

La festa in Piazza San Marco, questa volta, è tutta per Cesare Prandelli.

Al quale Prandelli tocca, ovviamente, il compito di guidare i lagunari nel loro quindicesimo torneo nella massima serie a girone unico. Annata 2001/02.

Anche questa volta, però, la squadra sembra indebolita. A Maniero tocca l’ingrato compito di guidare un attacco che pare unicamente affidato alle sue conclamate capacità di finalizzatore.

Ma alla sua solita verve (18 reti messe a segno) corrisponde poco altro.

Già all’inizio salta la panchina di Prandelli a cui segue un interregno minimo di Sergio Buso, poi è la volta di Alfredo Magni, per finire con l’ex capitano Beppe Iachini.

I risultati sono molto modesti e l’incredibile pareggio interno con la Roma in cui la vittoria per 2-0 conquistata fino a due minuti dalla fine si trasforma in un contestatissimo pareggio per 2-2 dopo la concessione di due consecutivi e discussi rigori a favore dei giallorossi nei minuti di recupero. Quel pareggio, in ogni caso, impedisce ai romanisti di vincere lo scudetto e ai lagunari di poter continuare la marcia verso la salvezza.

Sempre nel 2001 Zamparini tenta di nuovo la carta nuovo stadio a Tessera. Viene fatta una straordinaria presentazione di fronte ad una vastissima platea internazionale per un impianto capace di totale copertura in caso di necessità. Ma poi tutto si smorza ancora una volta.

Zamparini sembra non demordere e d’estate cerca di ricostruire l’ambiente. Ma, all’improvviso e durante i ritiri estivi in montagna, trasferisce l’intera squadra arancioneroverde dal proprio ritiro a quello del Palermo, dato che nel frattempo e repentinamente ha acquistato la proprietà del club siciliano.

Zamparini dona il Venezia al dirigente calcistico Franco Dal Cin che ne diventa amministratore unico e, per il campionato di Serie B 2002/03, ingaggia nuovamente Gianfranco Bellotto quale allenatore molto gradito dalla piazza.

La formazione è modesta, ma grazie al rientro in laguna di Paolo Poggi, dell’affermazione di Ruben Maldonado e delle parate di Sasa Soviero raggiunge una tranquilla salvezza.

La storia si ripete pressochè identica nel 2003/04 con in panchina il grintoso e determinato Angelo Gregucci a cui va il merito di tenere desta l’attenzione della squadra fino al raggiungimento della salvezza. Per arrivare a tanto bisogna però passare per uno spareggio col Bari che vede gli arancioneroverdi perdere in Puglia per 0-1 e vincere al Penzo per 2-0.

Il 2004/05 è traumatico. Franco Dal Cin affida la squadra prima a Julio Cesar Ribas, poi ad Ezio Glerean, infine a Andrea Manzo e, in corso d’opera cede la società al calabro-genovese Luigi Gallo che diventa presidente affiancato da un gruppo di piccoli imprenditori liguri/piemontesi.

La squadra è già condannata ad una ulteriore retrocessione e, nell’ultimo incontro giocato in Liguria, il Genoa lanciato verso la Serie A capovolge in una vittoria (3-2) un incontro che si profila perdente dopo un tempo in cui i lagunari sono passati in vantaggio. Si gioca nel nervosismo generale e si chiude tra un mare di polemiche.

Nell’estate successiva il Venezia, e anche dopo alcuni fatti extracalcistici, viene dichiarato fallito.

Il Tribunale di Venezia, dopo gara conclusasi il 15 luglio 2005, aggiudica il nuovo sodalizio al gruppo guidato da Lorenzo Marinese e di cui fanno parte i fratelli Arrigo e Ugo Poletti, oltre a Luigi Brugnaro. Lorenzo Marinese diventa così presidente della Società Sportiva Venezia, nuova ragione sociale, mentre la squadra viene iscritta in Serie C2.

Gli arancioneroverdi si avvalgono della classe del veneziano di rientro Mattia Collauto (premiato qualche anno prima quale miglior “crossatore” della Serie A), del dinamismo di un altro enfant du pays quale Davide Pradolin, delle reti di Marco Moro e vola direttamente in Serie C1. A forgiare il complesso ci pensa Nello Di Costanzo

Lorenzo Marinese cede, nell’estate 2006, la presidenza a Arrigo Poletti, con il fratello Ugo vice. La squadra è solida e veleggia sempre nelle prime posizioni nella riconquistata Serie C1. I playoff sono alla portata ma occorre battere il Pisa (a sua volta in lotta per il vertice assoluto) nell’incontro finale al Penzo.

Da Pisa si preannuncia un esodo di massa. E arrivano a Sant’Elena oltre 5.000 toscani a cui rispondono 6.000 veneziani.

Al 94’, sullo 0-0, l’arancioneroverde Fabrizio Romondini, dopo fremente assedio alla porta nerazzurra, scaglia un rasoterra angolatissimo che si infila nel sacco. E’ tripudio lagunare e playoff assicurati.

Ironia della sorte (e classificazione) vuole che i playoff mettano ancora di fronte le due stesse squadre. Al Penzo il Venezia passa in vantaggio, ma viene raggiunto sull’1-1 nel convulso finale.

Anche a Pisa gli arancioneroverdi vanno in vantaggio, ma i toscani rimontano e chiudono sul 3-1.

La Serie B è solo sfiorata.

Nel mentre, nel 2006, il sindaco Paolo Costa presenta un nuovo progetto di stadio firmato dall’architetto australiano Lawrence Nielde, già progettista di grandi stadi. Rimane, però, ancora un grande sogno.

Il presidente Poletti vuole festeggiare alla grande il centenario del Venezia e il ventennale dell’Unione arancioneroverde che cadono nel 2007. Vengono prodotti ben 4 libri celebrativi, un DVD con contributi e immagini storiche, una mostra allestita dal Comune sia in Centro Storico che a Mestre. La società organizza un evento spettacolare al Palasport Taliercio a cui partecipano centinaia di ex calciatori di tutti i tempi. Un sondaggio internet individua la squadra del secolo organizzata in un ipotetico 4-3-3. Eccola: Bubacco-Grossi, Luppi, Carantini, Ardizzon-Bertogna, Loik, V.Mazzola – Pochissimo, Recoba, Maniero. Altri leaders del Secolo, gli sportivi individuano in Walter Novellino l’allenatore e in Alvaro Recoba il giocatore del centenario/ventennale.

Lo Stadio Penzo, però, è stato ridimensionato per rientrare nei parametri imposti dalle nuove regole sulla sicurezza e la nuova e limitata capienza è ora di 7.500 posti.

Sul campo la squadra 2007/08 prima illude, poi delude ed è capace solo di evitare i playout salvezza.

Nell’estate 2008 si registrano le prime manifeste difficoltà economiche. I fratelli Poletti fanno fatica ad iscrivere la squadra al campionato. Arrivano penalizzazioni e incubi. La situazione precipita a fine campionato.

Intanto la squadra 2008/09 naviga sempre in coda. La salvezza sembra problematica e in panca arriva Michele Serena per salvare il salvabile. Il tecnico, cresciuto come calciatore proprio in città prima di volare fino in Nazionale, riesce nell’impresa di evitare la retrocessione realizzando l’impresa playout a Sesto San Giovanni, lo aiutano altri veneziani quali Andrea Seno (DS), Paolo Poggi e Mattia Collauto (giocatori).

Per evitare la cancellazione del sodalizio ci si affida ad improbabili imprenditori stranieri guidati dall’anglo-persiano Shardad Golban.

E arriva ancora un fallimento.

La città rifiuta, però, la sparizione e con la spinta sinergica di istituzioni e popolo del calcio rappresentato dall’Associazione VeneziaUnited (oltre 1200 soci iniziali) rinasce una società la cui inevitabile iscrizione in Serie D viene vista come un bel traguardo. La presiede l’avvocato Mauro Pizzigati, la sostiene più l’affetto e l’impegno che le disponibilità economiche. Senza voler apparire, aiutano i generosi impegni di un patron quasi occulto quale risulta essere Enrico Rigoni. La nuova ragione sociale ricalca quella delle centenarie origini: Foot Ball Club mentre l’introduzione del termine Unione garantisce l’identità sorta dalla fusione tra Mestre e Venezia.

La squadra, formata in corsa a causa della ricostruzione societaria e diretta sul campo prima da Enrico Cunico e poi da Gianluca Luppi, fa la sua parte con onore, sfiora l’immediata promozione ma per un nonnulla non ce la fa.

Dal 2010 al 2015

L’11 febbraio 2011 frattanto metto piede in società il moscovita Yury Korablin che rileva dal patron Rigoni il sodalizio arancioneroverde.

Solo pochi giorni dopo muore lo stimatissimo Enrico Rigoni.

Il neo presidente russo ha progetti ambiziosi e centra, nello stesso campionato 2011/12, con Oreste Cinquini DS, la promozione in 2^ Divisione Lega Pro dopo aver dominato il torneo di D.

L’appendice di campionato, con Giancarlo Favarin che ha sostituito David Sassarini in panchina, si conclude anche con lo Scudetto Dilettanti. Il Tricolore viene conquistato sul campo neutro di Gubbio grazie al successo sul Teramo per 3-2.

Ma non è finita, perché gli arancioneroverdi sono lanciati. La terza posizione in graduatoria del 2012/13 garantisce i playoff di 2^ Divisione anche grazie ad un rendimento che via via migliora. A ricoprire il ruolo di Direttore Generale e Direttore Sportivo c’è il toscano Andrea Gazzoli.

L’arrivo, in corsa, del tecnico Stefano Sottili (che sostituisce Diego Zanin) porta tranquillità e voglia di successo. La squadra risponde bene e agguanta i playoff. Nel frattempo lo Stadio Penzo diventa inagibile a causa di gravi danni a due piloni dell’impianto di illuminazione. Si finisce il torneo, pertanto, a Portogruaro.

La finalissima playoff è contro l’ambizioso e attrezzato Monza. Si pareggia la partita di andata in Lombardia (1-1). Decide lo scontro finale in riva al Lemene.

Il Venezia va sotto, ma ad una manciata di minuti dalla fine ci pensano i due enfants du pays Riccardo Bocalon e Davide D’Appolonia a capovolgere l’esito del match e a riportare il Venezia in 1^ Divisione.

Si pensa al grande rilancio ma i ritardati pochi o nulli investimenti nel 2013/14 consentono di allestire solo una squadra all’ultimo momento cercando giovani che si possano valorizzare. Dirige la squadra Alessandro Dal Canto che vanta buoni risultati nei settori giovanili veneti.

Yury Korablin ritenta la carta nuovo stadio e presenta un progetto di massima di Green Stadium firmato dal docente di architettura italo-persiano Masud. Ma tutto si ferma, per l’ennesima volta, nell’ambito delle buone intenzioni.

La squadra funziona discretamente all’inizio, poi si siede per riprendersi nel finale e… “rischiare” i playoff.

Ma è stato fatto fin troppo e la 1^ Divisione continua chiudendo al 9° posto.

Il tecnico di inizio torneo 2014/15 è sempre Alessandro Dal Canto. Ma le ambizioni si perdono in mezzo a risultati deludenti. A dirigere l’area sportiva viene chiamato Ivone De Franceschi che lavora fianco a fianco a Dante Scibilia, già consulente del club che da questa stagione ricopre il ruolo di DG.Viene chiamato ancora una volta Michele Serena che chiude il campionato con la salvezza e al 13° posto dopo che la società ha scontato anche 3 punti di penalizzazione per inadempienze.

A fine torneo il presidente Korablin se ne va non prima di aver lasciato incarico di cedere il club. Ma nessuno si affaccia e viene a mancare l’iscrizione al campionato successivo. Svanisce così nuovamente la Lega Pro.

L’ancora di salvataggio per poter proseguire l’attività, anche se ripartendo nuovamente dalla Serie D, arriva dall’avvocato italoamericano di New York Joe Tacopina che prende possesso del sodalizio il 6 ottobre 2015. Cambiano radicalmente le cose.
La società, per poter disputare il nuovo campionato, deve modificare ancora ragione sociale.
Il nuovo nome è: Venezia FC. Dirige la stanza dei bottoni il DS Giorgio Perinetti. Tacopina riconferma gran parte dei collaboratori del club compreso il direttore generale Dante Scibilia che ha avuto un ruolo centrale nella rinascita del nuovo sodalizio arnacioneroverde. Il capitale sociale è di tutto rispetto, la squadra è di elevato livello e, dopo un lungo duello con l’inatteso competitor Campodarsego, conquista, nel Campionato 2015/16, la promozione in Lega Pro. La squadra, allenata prima da Paolo Favaretto e poi nuovamente da Giancarlo Favarin, mette a segno complessivamente un centinaio di gol, un record verso cui il trascinatore è Matteo Serafini (21 centri).

Il campionato 2016/17 vede nuovamente gli arancioneroverdi nella riunificata Lega Pro. Il presidente è sempre Joe Tacopina, così come DS è ancora Giorgio Perinetti. In panchina arriva un grande nome: Filippo Inzaghi.

Alcuni dei momenti

che hanno fatto la storia

1908

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5 settembre 1908: la più antica foto esistente del Venezia, scattata in occasione della vittoria del campionato nazionale FIGNI.

1940/41

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La Coppa Italia viene consegnata ufficialmente al capitano del Venezia Vittorio Tortora.

1940/41

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Tortora, Mazzola e Bennati con la Coppa Italia

1940/41

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La coppia più celebre del calcio veneziano Loik-Mazzola

1987/88

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Stadio Baracca, amichevole tra VeneziaMestre e Inter

1987/88

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Ancora un'immagine dell'amichevole tra VeneziaMestre e Inter al Baracca

1993

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27 ottobre 1993, secondo turno di Coppa Italia, Venezia-Juventus 4-3. Nella foto Baggio e Mariani.

1998

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7 giugno 1998: il matematico ritorno in serie A dopo 31 anni

1997/98

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Schwoch festeggiato da Iachini e Gioacchini.

1997/98

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Giocatori, figli e dirigenti insieme nella partita promozione Venezia-Fidelis Andria.

1997/98

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Festa di promozione al termine di Venezia-Fidelis Andria.

1997/98

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Promozione in A. Festa al Penzo.

1997/98

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Promozione in A. Festa in Piazza San Marco.

1999

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Alvaro Recoba in azione contro l'Inter.

1999

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14 marzo 1999: Venezia-Fiorentina 4-1. Recoba segna su punizione uno dei suoi 3 gol.

2000/01

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Serie B.

2003/04

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Paolo Poggi in azione in Venezia-Genoa.

2005/06

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Promozione dalla C2 alla C1.

2015/16

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Promozione in Lega Pro.

2016/17

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Il Venezia FC, nella stagione sportiva 2016-2017, disputa il campionato di Lega Pro girone "B".